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Perdere tempo in modo creativo
19 June 2009

Visto che non sapevo cosa fare tra una mole di studio e l’altra ecco un bel modo per sperperare tempo; una lista dei film che attendo di più del 2009 con tanto di pro e contro, così giusto per perdere un po’ di tempo.

In ordine di uscita:
Coraline di Henry Selick
Pro: insomma il libro è bello ovviamente, Gaiman pare abbia collaborato attivamente alla nascita del film è il regista è lo stesso di Nightmare Before Christmas (che è forse uno dei migliori film d’animazione di sempre) e James e la pesca gigante. Pare tra l’altro sia il primo esempio di un 3d maturo, qualunque cosa significhi è_é.
Contro: dai trailer e dalle foto promozionale sembra esteticamente terribile, un’accozzaglia di colori e ghirigori inutili. Il regista è lo stesso di Monkeybone. Il 3d costa troppo per i miei gusti e dopo mezz’ora ti rompi il cazzo e ti viene mal di testa. Ma nonostante questi contro il mio hype continua ad essere alle stelle.

Bright Star di Jane Campion
Pro: I film di Jane, che ho visto, son tutti fighissimi (ho snobbato In the Cut che pare sia brutto e mi manca Sweetie che in italiano non si trova), soprattutto Ritratto di signora, questa volta ci racconta la storia di Keats interpretato da un puccissimo Ben Whishaw e nel cast c’è anche l’altrettanto pucci Paul Scheider.
Contro: a Cannes non sembra sia piaciuto molto. Sarà un Marie Antoinette 2.0?

La doppia ora di Giuseppe Capotondi
Pro: Giuseppe Capotondi è un regista dei videoclip che hanno accompagnato la mia giovinezza come il bellissimo Secretly degli Skunk Anansie e Certe notti di Ligabue, oltre a ciò molti dei suoi video contengono un ottima struttura narrativa e atmosfere inquietanti (date un occhiata a Our Lady Peace - Is anybody home?, Amy Studt - Under the thumb e soprattutto Keane - Crystal ball) che ben si adattano alla storia d’amore Thriller che il film dovrebbe raccontare. Il protagonista è il bravo, bello e marcissimo Filippo Timi e a produrre c’è la Indigo Film, la casa produttrice dei film di Sorrentino e de La ragazza del lago. Cosa volete di più? Ah, è girato a Torino *_*/.
Contro: A me sulla carta ispirava molto anche Imago Mortis che ha fatto schifo a tutti meno che a me, quindi siete avvertiti.

(500) Days of Summer di Marc Webb
Pro: ancora video; il regista in questione è l’autore di video bellerrimi tipo Helena e I don’t love you dei My Chemical Romance, Fidelity e Better di Regina Spektor e Call Me When You’re Sober degli Evanescence. Il trailer è fighissimo. Inizia con la protagonista che dice “I love the Smiths…” come potrebbe non essere bello un film con un trailer che inizia così?
Nella colonna sonora tanta bella musica e come protagonista Miss pucci Zooey Deschanel.
Contro: gli sceneggiatori sono quelli de La pantera rosa.

Taking Woodstock di Ang Lee
Pro: Sinteticamente: Hippie, anni sessanta e colori psichedelici.
Contro: dicono sia un film superficiale. Ang Lee non mi fa impazzire.

Nel paese delle creature selvagge di Spike Jonze
Pro: Spike è tornato dopo due film bellerrimi (sto eccedendo nell’uso del termine bellerrimi?), il libro da cui è tratto il film è molto bello e ha delle illustrazioni bellissime. Karen O degli Yeah Yeah Yeahs ha coscritto la colonna sonora.
Contro: la Warner pare abbia rotto le palle a Spike perché il film faceva paura hai marmocchi, mi auguro le pressioni del produttore non abbiano troppi danni.

The Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson
Pro: Un film in stop motion, e la stop motion è figa, tratto da un libro di Dahl e diretto da Wes Anderson.
Contro: I Tenenbaum non mi è piaciuto. Mea culpa.

Mi incuriosiscono si ma non so se li vedrò al cinema:
Los Abrazos Rotos di Pedro Almodovar: a me Almodovar non piace molto a dire il vero ma questo pare sia il film più distante da suo stile solito e dal trailer sembra avere una fotografia bellissima.
Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino: voglio solo il segmento in stile nouvelle vague. Il resto mi interessa poco come gli altri film di Tarantino.
Nemico pubblico di Michael Mann: Depp che fa qualcosa che non sia il personaggio asociale burtoniano, potrebbe essere interessante. C’è anche quell’attrice francese bellissima che ha vinto l’oscar per quel film bruttissimo.

Chissà quando saranno distribuiti:
Away We Go di Sam Mendes: Dopo un film bellissimo come Revolutionary Road, Sam Mendes tira fuori una commedia india dall’estetica juno-esca. Potrà mai tirare fuori qualcosa di meglio di Revolutionary Road?
Chéri di Stephen Frears: un nuovo melò dal regista e dallo sceneggiatore de Le relazioni pericolose, a rendere più invitante il tutto la fotografia di Darius Khondji e la colonna sonora di Alexandre Desplat
Agora di Alejandro Amenabar: Secondo tentativo in lingua inglese, dopo il fortunato The Others, per lo spagnolo Amenabar. Da quanto ho letto in giro sembrerebbe un film femminista e contro i fanatismo cattolici, il tutto ambientato nell’alessandria d’egito all’epoca della filosofa Hypatia. Nemmeno questo è piaciuto un gran che a Cannes.
Moon di Adunca Ione: un film di fantascienza che mi ispira. Miracolo! E pare sia pure figo!
Micmacs à tire-larigot di Jean-Pierre Jeunet: il regista di Amelie torna alle origini con una commedia grottesca. Lo voglio subitooooooo. Visti i precedenti è probabile che punterà agli oscar, quindi più probabile un uscita a febbraio.
Carlston za Ognjenku di Uros Stojanovic: Kolossal serbo, fantasy-horror ambientato negli anni trenta. Dal trailer sembra un incrocio tra Il patto dei lupi, The Villane e Thelma e Louise. <3
Yattaman di Takashi Miike: non credo ci sia bisogno di commenti.
Rusalka di Anna Melikyan: film russo del 2007 candidato russo per gli Oscar nel 2008 e presentato al Sundance Film Festival. Paragonato da molti ad Amelie e a Il quinto elemento. Il trailer è molto bello e il precedente film della regista era visionario sulla buona strada.

I am spellbound
3 May 2009

C’è da chiedersi perché un gruppo famoso e ormai consolidato a livello mondiale come i lacuna coil si sia ritrovato a girare un video in Italia per Spellbound.

In questo caso, a differenza della mega critica al video di Giusy Ferreri, c’è da dire che il regista Saku è decisamente meglio di Gaetano Morbioli (ok, non è che ci voglia molto), in passato ha realizzato dei video interessanti (So Different per The Niro) ma sfortunatamente in questo caso si porta dietro quasi tutti i difetti tipici dei video italiani.
A sua discolpa possiamo pensare che la Century Media da un lato abbia imposto certi paletti; guardando i vari video delle band prodotte da tale casa discografica si noterà che certi aspetti vengono spesso ripetuti, dall’altra parte sembrano quasi inevitabili certi tipi di inquadrature destinate a Cristina sempre “usata” come una sirena pronta ad attirare giovani metallari un po’ come Vile Vallo mezzo nudo nei video degli HIM ha il compito di attirare giovani pulzelle.
Se però i precedenti registi che hanno lavorato con la band sono riusciti a destreggiarsi tra i paletti e sono riusciti a portare a termine video piuttosto riusciti (a volte più tipo Kal Karman) in questo caso invece ci si accortoccia su se stessi senza uscirne vivi.
Il video presenta i tipici difetti dei video italiani; l’incapacità di gestire una “narratività”, il mettere immagini quasi a caso in modo piuttosto inconcludente con vaga attinenza alla canzone e un fine ultimo di utilizzare il video solo come vetrina per il brano e l’artista senza aspirare a qualcosa di più. Ci troviamo a vedere attori che interpretano vari personaggi senza una logica precisa, privati di una componente narrativa non raccontano nulla, non si evolvono e anche con la spiegazione ufficiale (mostrare vari aspetti dell’essere sotto l’incantesimo di qualcosa) continua ad essere di difficile comprensione.
Di positivo c’è la fotografia “brillante” di Patrizio Saccò (molto simile ad un altro video a cui ha lavorato ossia Sogni risplendono dei Linea 77 e Tiziano Ferro) e certi interessantissimi movimenti ed usi della macchina da presa piuttosto insoliti nel panorama italiano.
Insomma un video italiano girato in stile americano ma non del tutto riuscito, chissà che in futuro i Lacuna non si decidano a scegliersi registi più datatti a loro (Lisa Mann, io tifo per Lisa Mann).

A novembre 30 giorni con april giugno e settembre di 28 tu lo sai che ce n’è uno tutti gli altri, amore, ne hanno 31
5 February 2009

Gaetano Morbioli, insieme a Marco Salom e Cosimo Alemà, è uno dei più prolifici registi di video italiani ma a differenza dei suoi due, onnipresenti, colleghi, che nonostante tutto dimostrano di saper tranquillamente spaziare tra la mediocrità suprema a delle ideuccie intelligenti (soprattutto il secondo), lui sforna regolarmente robette sconclusionate e, diciamolo, brutte. Come il recente video Stai fermo lì di Giusy Ferreri.

Partiamo col dire da subito che a me Giusy Ferreri non dispiace affatto, non ho pregiudizi nei confronti di X-Factor (eddai su c’è Morgan che si sputtana pubblicamente, una vecchia che bestemmia, Simona Ventura con i capelli fluorescenti e quest’anno tre ometti che fanno casino. Come si può trattare male un programma simile?) e Stai fermo lì è anche una delle canzoni che mi piace di più dell’album (basta dire al mio cervello di dimenticare che è stata scritta da Tiziano Ferro) quindi da una parte non si può dire che stia parlando male del video per motivi di pregiudizi e d’altra parte mi veniva naturale aspettarmi un pochino di più da esso.
I precedenti due video di Giusy diretti dal sopraccitato Alemà nonostante non fossero capolavori tutto sommato erano prodotti apprezzabili partivano con la loro ideuccia, la loro fotografia, il loro “stile” e lo portavano avanti fino alla fine.
Cosa che nel video di Morbioli non succede minimamente. Il video inizia con un certo tipo di fotografia, un tipo di movimenti di macchina e un concept “distruggiamo tutto” alla Since U Been Gone di Kelly Clarkson e ci andava anche bene, anzi con una canzone del genere ci aspettavamo tutti qualcosa di simile ma tutto ciò dura solo fino ad un 1,30 poi cambio di registro. Ora la fotografia e fredda e l’atmosfera in stile Lithium degli Evanescence ma non si fa in tempo ad abituarsi al nuovo genere che passiamo ancora a qualcosa di nuovo e anch’esso scollegato ai precedenti. Si passa poi per un breve stacchetto velocizzato (Time-lapse? O qualunque sia il suo nome) come il video di Ray of Light di Madonna prima di passare al marchio di fabbrica di Morbioli ossia l’uso lame della computer grafica per poi raggiungere l’apice del cattivo gusto con “l’allagamento” che dovrebbe farci tornare in mente un video random di Tiziano Ferro (probabilmente quello sul calcio con sottotesti omoerotici).
Insomma sembra proprio che abbiamo trovato l’equivalente italiano di Sophie Muller. Purtroppo.

Video 2008
31 December 2008

E con questo buon fine anno a tutti:

Bjork
Wonderlust - Bjork diretto da Encyclopedia Pictura
“Il surrealismo del vagabondare”
Apocalyptica
I Don’t Care - Apocalyptica feat. Adam Grontier diretto da Lisa Mann
“Metal Musical”
Amanda Palmer
Oasis - Amanda Palmer diretto da Michael Pope
“Dedicato a Sarah Palin”
Kanye West
Flashing Lights - Kanye West diretto da Kanye West e Spike Jonze
“Eros e Thanatos in urban style”
Bloc Party
One Month Off - Bloc Party diretto dai D.A.D.D.Y.
“Non c’è sempre il lieto fine”
Il genio
Pop Porno - Il genio diretto da Il genio
“Vivre sa vie 2.0″
Lily Allen
The Fear - Lily Allen diretto da Nez
“La deliziosa superficialità”
Hercules & Love Affair
Blind - Hercules & Love Affair diretto da Saam
“La lussuriosa antica grecia elettronica”
Katy Perry
I Kissed a Girl - Katy Perry diretto da Kinga Burza
“Lesbo chic rulez”
Weezer
Pork & Beans - Weezer diretto da Mathew Cullen
“Leave Britney Alone”

Edit:
A grande (!) richesta la playlist con i 10 video. Buona visione.

filmini
30 December 2008

film

Diciamo che potrei continuare per ore a spostare le posizioni nella classifica, a parte i primi 5 che sono abbastanza certi, per cui teniamocela così giusto per fare un idea delle visioni dell’anno.

1. Il Divo di Paolo Sorrentino
2. Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street di Tim Burton
3. Control di Anton Corbijn
4. Lars e una ragazza tutta sua di Craig Gillespie
5. Speed Racer di Andy Wachowski e Larry Wachowski
6. Persepolis di Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi
7. Il petroliere di Paul Thomas Anderson
8. Gomorra di Matteo Garrone
9. La banda Baader Meinhof di Uli Edel
10. Racconto di Natale di Arnaud Desplechin

11. La classe - Entre les murs di Laurent Cantet
12. Un bacio romantico - My Blueberry Nights di Wong Kar-Wai
13. Non pensarci di Gianni Zanasi
14. Il treno per il Darjeeling di Wes Anderson
15. Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel
16. Once di John Carney
17. Hellboy - The Golden Army di Guillermo del Toro
18. WALL·E di Andrew Stanton
19. Be Kind Rewind - Gli acchiappafilm di Michel Gondry
20. Eldorado Road di Bouli Lanners

21. Caos calmo di Antonello Grimaldi
22. Gone Baby Gone di Ben Affleck
23. Il seme della discordia di Pappi Corsicato
24. La felicità porta fortuna - Happy Go-Lucky di Mike Leigh
25. Denti di Mitchell Lichtenstein
26. Cover-boy - l’ultima rivoluzione di Carmine Amoroso
27. Mars - Dove nascono i sogni di Anna Melikyan
28. The Orphanage di Juan Antonio Bayona
29. Juno di Jason Reitman
30. Sanguepazzo di Marco Tullio Giordana

Musichette
29 December 2008

album

Alcuni degli album che mi hanno accompagnato durante il 2008, sono in ordine abbastanza casuale:

-Baustelle “Amen”
-Le Luci Della Centrale Elettrica “Canzoni Da Spiaggia Deturpata”
–CapaRezza “Le Dimensioni Del Mio Caos”
-Il Genio “Il Genio”
-The Niro “The Niro”
-Amanda Palmer “Who Killed Amanda Palmer?”
-Vampire Weekend “Vampire Weekend”
-The Teenagers “Reality Check”
-Alex Beaupain “Les chansons d’amour”
-Foals “Antidotes”

La fine
5 December 2008

Così si conclude la sfiancante partecipazione al festival.
Settimo giorno:
Fu il turno di Wendy and Lucy di Kelly Reichardt, Wendy e una giovane che parte con il suo cane, Lucy, per cercare lavoro in Alaska. Le cose non andranno nel verso giusto, la macchina su cui viaggiavano si guasta e la cagna sparisce. Wendy si trova sola in un posto sconosciuto senza nessuno che la possa aiutare e senza soldi. Il film ci racconta la solitudine e lo smarrimento di chi ha perso tutto nello stile tipico dei film indipendenti. Oltre alla brava Michelle Wiliams il film complessivamente lascia un gusto di incompiutezza ma resta comunque un film godibile.
Ottavo giorno:
Ero molto incuriosito da Hunger di Steve McQueen e il film non mi ha deluso. Sono pochi i film che riescono a farti così male mentre li vedi, tutta la violenza e la durezza delle immagini ti viene lanciata addosso senza mai sembrare esibizionistica.
Come nel caso de Lo scafandro e la farfalla, anche se in modo totalmente diverso, il background di video artista del regista si fa sentire, soprattutto nella sequenza degli uccelli e nel finale.
Dopo l’inglese toccò a La classe operaia va in Paradiso di Elio Petri in versione restaurata di cui non credo ci sia bisogno di scrivere altro Petri <3.
nono giorno:
Con la gentile partecipazione di Lift e probabilmente preso da un attacco di masochismo mi sono svegliato alle sette e mezza di mattina per andare a vedere The Edge of Love di John Maybury.
Dopo aver affrontato intemperie, autobus che non arrivano e quant’altro si giunge finalmente in sala a vedere il film. Con la solita Keira Knightley, che ormai non credo sappia più vestirsi come una donna degli anni 2000, ad interpretare la solita fanciulla innamorata. Diciamo pure che la colonna sonora di Badalamenti è ottima, la fotografia è grandiosa e costumi e scenografie impeccabili. Ma per il resto oltre all’ottima confezione il film non è nulla di così strabiliante, anzi a volte zoppica un po’ e il continuo uso di primi piani da un fastidioso effetto di telenovela. Ciò non toglie che sia comunque un film esteticamente appagante ma non aspettatevi di più.
Lasciami entrareFinalmente poi si arriva al film che probabilmente attendevo di più di tutto il festival, Lasciami entrare di Tomas Alfredson. Ora c’è da dire che parlare di un film così sconvolgentemente bello non è facile e ho volutamente fatto passare un po’ di giorni dalla visione per metabolizzare meglio il tutto ma lo stesso mi è difficile commentare in modo più argomentativi che dire “grandioso”. Partiamo dai lati negativi che son pochi; proprio non mi è andato giù il clichè classico che piace tanto a gli americani del figlio problematico per via dei genitori divorziati, che è probabilmente il punto su cui costruiranno tutto il remake americano, e non ho ben capito chi fosse l’omino random che va a casa del padre a metà film, magari un filino di spiegazione non sarebbe stato male. La colonna sonora l’ho trovata decisamente troppo canonica per il genere horror e anche l’uso delle musiche non originali è piuttosto classico e poco memorabile.
Ecco detto ciò, i difetti sono finiti e potrei cominciare a tessere le lodi del film. Film che è in grado di far scaturire nello spettatore le emozioni più contrastanti tra loro, si passa infatti dalla dolcezza e innocenza della storia d’amore alle più crude espressioni di violenza rigorosamente e minuziosamente mostrate dal regista. Arrivano sequenze memorabili e visivamente potenti come l’omicidio nel bagno, la neo-vampira attaccata dai gatti, lo spettacolare modo in cui muoiono i vampiri e soprattutto il primo dolce e al contempo cupissimo primo finale che poi apre la strada al secondo più ambiguo ma speranzoso.
Ultimo giorno:
Prince of Broadway di Sean Baker ossia il vincitore del premio della giuria. Una commedia indipendente su una paternità inaspettata. Simpatico e divertente un po’ sopravvalutato. Poco riuscito il parallelismo tra i due protagonisti e poco approfonditi i personaggi protagonista a parte.

Più mezz’ora di coda con il cantante dei Baustelle per vedere un film coreano + conoscere gente sul 101
27 November 2008

Pensavate avessi gettato la spugna? Beh, quasi.
Terzo giorno:
Dopo circa 3 quarti d’ora in coda (con tanto di cantante dei Baustelle qualche decina di persone dietro di me) è stato il turno di Dream. È stato il mio primo film Kim Ki-duk. Per onor di cronaca diciamo che quando i film di quest’uomo escono in sala li vanno a vedere si e no 100 persone in tutta Italia mentre quando escono nei festival riescono a riempire una sala da 600 posti con molta facilità. Ad essere sincero non so se mi sia piaciuto o meno. La messa in scena è molto curata, bella fotografia e la storia è inquietantemente interessante ma spesso e volentieri per tutta la pellicola ci si trovava di fronte a momenti di comicità involontaria soprattutto legati ai dialoghi che fanno calare la qualità del tutto.
Quarto giorno:
Faceva troppo freddo e sono rimasto a casa. Tra l’altro quei simpaticoni dell’ENI si sono divertiti a togliere il gas a casa mia così ho passato allegramente la giornata a morire di freddo <3.
Quinto giorno:
The Escapist debutto al grande schermo per il francese Rupert Wyatt. Buon Prison Thriller pieno di numerosi richiami stilistici a Requiem for a Dream di Darren Aronofsky (basta pensare alla sequenza della preparazione della droga o all’epilogo finale). Buon ritmo e soprattutto buon lavoro con gli attori. Purtroppo però la sceneggiatura di tanto in tanto se ne va a puttane (chi mai si farebbe piantare un diamante di tali dimensioni su un dente e soprattutto non farebbe storie a vederselo portare via oppure per quanto possano esistere secondini stronzi dubito che lo sarebbero al punto di lasciare i detenuti liberi di organizzare combattimenti alla Fight Club) ma nonostante tutto resta un godibile film d’azione decisamente adrenalinico.
Dopo il film inglese è stato il turno del cileno Tony Manero controverso film di Pablo Larrain. Il film è il candidato ufficiale per il Cile per l’Oscar al miglior film in lingua straniera, e racconta le vicende di un sosia di Tony Manero che è disposto a tutto per poter arrivare ad una tanto attesa gara di sosia del personaggio del celebre film La febbre del sabato sera e non si farà scrupoli neanche ad uccidere per raggiungere il suo obiettivo. Il film oltre alla lieve sottotrama thriller e più che altro una descrizione cruda del Cile durante la dittatura attraverso il disgustoso e grottesco protagonista.
Sesto giorno:
Die Welle
Finalmente si è arrivati al miglior film del festival, il tedesco Die Welle del giovane e bello Dennis Gansel. Il film costato circa 5 milioni di euro in patria è stato un campione d’incassi e ottimi risultati li ha ottenuti anche in giro per l’Europa. Per un corso scolastico un professore deve spiegare l’autocrazia ai suoi alunni, dopo che alcuni di essi hanno espresso i loro dubbi su un possibile ritorno del nazismo in Germania cominciano un gioco/esperimento che finirà per degenerare. Il film mantiene dall’inizio alla fine un ottimo ritmo, con un montaggio serrato ma mai videoclipparo, e fa un buon uso delle musiche, il tutto si delinea con atmosfere e situazioni alla Skins per poi degenerare lentamente in corde simili a quelle dell’Elephant di Gus Van Sant. Pieno di punti di riflessione riesce ad essere al contempo un film di intrattenimento e anche un bel pugno nello stomaco.
Fa un po’ venire il nervoso vedere come quest’ottimo film riesce a descrivere bene una fascia di giovani e lo faccia in un bel film e che tutto sto ben di dio di roba incassi pure un botto mentre noi ci dobbiamo accontentare di Un gioco da ragazze o di Albakiara. No, non è giusto.

Wanna be a Cineblogger
23 November 2008

Come tutti ben sappiamo venerdì è cominciato il Torino Film festival. Quest’anno ho deciso di partecipare a tutto il festival corsi permettendo e avrei intenzione di provare a commentare qui le mie visioni come fanno i cineblogger trendy. Dubito di riuscirci vista la mia abnorme pigrizia ma tentar non nuoce.
Primo giorno:
Le feu, le sang, les étoiles di Caroline Deruas Garrel. Cortometraggio diretto dalla compagna di Philippe Garrel, che racconta delle reazioni avute in Francia dopo la vittoria di Sarkozy. Sinceramente l’ho trovato un po’ troppo intellettualmente e politicamente esagerato in alcuni punti (tipo la sparatoria, forse un po’ eccessiva) molto meglio le scene con la figlia. Complessivamente dava quasi l’idea che i francesi fossero contenti della vittoria di Sarkozy perché almeno così avevano qualcosa di cui lamentarsi e contro cui lottare.
Un altro film che non vedrete mai Armando e la politica di Chiara Malta coproduzione italo-francese che racconta in stile mockumentary di una donna che cerca di ricostruire la storia della vita politica del padre. Molto molto ispirato allo stile di Moretti e di Allen. Molto belle le sequenze in animazione.
Secondo giorno:
Filth and Wisdom
Il mio intento era di cominciare con W. di Oliver Stone ma il dio del cinema non ha voluto per cui nonostante sia arrivato al cinema tre quarti d’ora prima dell’inizio del film la sala era già ampiamente al completo da 40 minuti *_*” e la donnina dei biglietti mi disse “fanno uno spettacolo extra sta sera ma se vuoi entrare cerca di essere già qui due ore prima dell’inizio” °_°. Per cui carissimo W. ci rivedremo in altra sede.
In compenso per occupare due ore ho visto un altro mockumentary La grande truffa del Rock ‘n’ Roll di Julien Temple del 1979. Ora ad essere sinceri io i Sex Pistols non li conosco se non di fama e probabilmente per questo non ho apprezzato a pieno il film, in compenso però ho scoperto che mi piace Lonely Boy sempre dei sopraccitati che è già qualcosa.
Dopo i Pistols è stato il turno di Helen film anglo-irlandese in concorso scritto e diretto da Joe Lawlor e Christine Molloy. Il film potrebbe tranquillamente essere il cugino anglosassone della nostra La ragazza del lago. La pellicola racconta della scomparsa di una ragazza, Joy, e di Helen che mentre aiuta la polizia a ricostruire gli ultimi momenti prima della sparizione di Joy lentamente comincia a sostituire fisicamente e affettivamente la presenza della ragazza scomparsa nella vita dei genitori e del ragazzo che frequentava. Il film ha molto in comune con quello ci casa nostra oltre che sul lato di messa in scena, fotografia fredda che tende al verde e al blu, colonna sonora ambient e movimenti di macchina lentissimi, anche sul piano dello sviluppo narrativo.
A concludere la giornata Filth and Wisdom esordio alla regia di Madonna. Ora ad essere sinceri mi aspettavo tutto il male possibile da questo film che invece non ho trovato poi così pessimo, tutto sommato fa respirare una certa apprezzabile aria bohemien e le musiche dei Gogol Bordello sono un valore aggiunto. Gran parte del film riesce indubbiamente a far ridere ma non ho gradito più di tanto tutta la filosofia spicciola di fondo e i vari risvolti psicologici dei personaggi. Un film sicuramente non del tutto compiuto ma comunque abbastanza godibile, diciamo che se Madonna smettesse di fare la “cantante” per dedicarsi unicamente alla regia il mondo sarebbe un posto migliore.

Metal Musical
8 November 2008

Prendete Marie Antoinette di Sofia Coppola e tingetelo di nero, avrete così il nuovo video degli Apocalyptica feat. Adam Gontier - I Don’t Care.

I video metal solo solitamente caratterizzati da una bruttezza divampante, le cose cambiano poco a seconda dei generi, quelli Heavy metal sono solitamente i peggiori Gothic e Alternative si salvano un po’, e se sono americani, che si contraddistinguono dalle atmosfere alla Saw, o europei, che possono vantare un pessimo uso della computer grafica e rimandi vichingheschi.
Si possono contare i gruppi metal che col supporto di registi come si deve hanno sfornato ottimi lavori come Jonas Åkerlund/Rammstein, Marilyn Manson/Floria Sigismondi, Lacuna Coil/Kal Karman e poco altro.
L’incontro tra Lisa Mann e gli Apocalyptica stravolge completamente le regole. I Don’t Care non solo è un bel video metal ma è probabilmente uno dei migliori videoclip dell’anno. E probabilmente è anche il video metal più femminile che sia mai stato girato, sembra una sorta di Marie Antoinette di Sofia Coppola col Cello metal al posto della New wave.
Ci sfilano davanti in una casetta a metà tra Shining e Alice nel paese delle meraviglie una sfilza di belle ragazze immerlettate (esiste come termine?) e imparruccate come in un servizio fotografico random di Tim Walker che seducono con le loro grazie i violoncellisti (e batterista e guest vocalist) con tanto di stacchetto stile musical (la parte dove suonano le ragazze come fossero violoncelli è geniale). Il tutto si conclude con un lussurioso banchetto finale con tanto di dolci neri e rosa e un po’ di sano lesbo chic che non fa mai male.
Il tutto confezionato con un ottima fotografia piena di interessanti giochi di luce.
Che tutto ciò sia un sano inizio? Che d’ora in avanti anche i gruppi hard rock e metal cominceranno a mettere da parte virilismi vichinghi e atmosfere horror asettiche?
Di certo si sa che ultimamente Lisa Mann continua a sfornare un video più bello dell’altro, mi auguro che sia d’esempio per le altre sue colleghe (Sophia Muller ti senti per caso tirata in causa?).

L'Orrore
I timidi notano tutto, ma sono molto bravi a non farsene accorgere.
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