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Perdere tempo in modo creativo
19 Giugno 2009

Visto che non sapevo cosa fare tra una mole di studio e l’altra ecco un bel modo per sperperare tempo; una lista dei film che attendo di più del 2009 con tanto di pro e contro, così giusto per perdere un po’ di tempo.

In ordine di uscita:
Coraline di Henry Selick
Pro: insomma il libro è bello ovviamente, Gaiman pare abbia collaborato attivamente alla nascita del film è il regista è lo stesso di Nightmare Before Christmas (che è forse uno dei migliori film d’animazione di sempre) e James e la pesca gigante. Pare tra l’altro sia il primo esempio di un 3d maturo, qualunque cosa significhi è_é.
Contro: dai trailer e dalle foto promozionale sembra esteticamente terribile, un’accozzaglia di colori e ghirigori inutili. Il regista è lo stesso di Monkeybone. Il 3d costa troppo per i miei gusti e dopo mezz’ora ti rompi il cazzo e ti viene mal di testa. Ma nonostante questi contro il mio hype continua ad essere alle stelle.

Bright Star di Jane Campion
Pro: I film di Jane, che ho visto, son tutti fighissimi (ho snobbato In the Cut che pare sia brutto e mi manca Sweetie che in italiano non si trova), soprattutto Ritratto di signora, questa volta ci racconta la storia di Keats interpretato da un puccissimo Ben Whishaw e nel cast c’è anche l’altrettanto pucci Paul Scheider.
Contro: a Cannes non sembra sia piaciuto molto. Sarà un Marie Antoinette 2.0?

La doppia ora di Giuseppe Capotondi
Pro: Giuseppe Capotondi è un regista dei videoclip che hanno accompagnato la mia giovinezza come il bellissimo Secretly degli Skunk Anansie e Certe notti di Ligabue, oltre a ciò molti dei suoi video contengono un ottima struttura narrativa e atmosfere inquietanti (date un occhiata a Our Lady Peace - Is anybody home?, Amy Studt - Under the thumb e soprattutto Keane - Crystal ball) che ben si adattano alla storia d’amore Thriller che il film dovrebbe raccontare. Il protagonista è il bravo, bello e marcissimo Filippo Timi e a produrre c’è la Indigo Film, la casa produttrice dei film di Sorrentino e de La ragazza del lago. Cosa volete di più? Ah, è girato a Torino *_*/.
Contro: A me sulla carta ispirava molto anche Imago Mortis che ha fatto schifo a tutti meno che a me, quindi siete avvertiti.

(500) Days of Summer di Marc Webb
Pro: ancora video; il regista in questione è l’autore di video bellerrimi tipo Helena e I don’t love you dei My Chemical Romance, Fidelity e Better di Regina Spektor e Call Me When You’re Sober degli Evanescence. Il trailer è fighissimo. Inizia con la protagonista che dice “I love the Smiths…” come potrebbe non essere bello un film con un trailer che inizia così?
Nella colonna sonora tanta bella musica e come protagonista Miss pucci Zooey Deschanel.
Contro: gli sceneggiatori sono quelli de La pantera rosa.

Taking Woodstock di Ang Lee
Pro: Sinteticamente: Hippie, anni sessanta e colori psichedelici.
Contro: dicono sia un film superficiale. Ang Lee non mi fa impazzire.

Nel paese delle creature selvagge di Spike Jonze
Pro: Spike è tornato dopo due film bellerrimi (sto eccedendo nell’uso del termine bellerrimi?), il libro da cui è tratto il film è molto bello e ha delle illustrazioni bellissime. Karen O degli Yeah Yeah Yeahs ha coscritto la colonna sonora.
Contro: la Warner pare abbia rotto le palle a Spike perché il film faceva paura hai marmocchi, mi auguro le pressioni del produttore non abbiano troppi danni.

The Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson
Pro: Un film in stop motion, e la stop motion è figa, tratto da un libro di Dahl e diretto da Wes Anderson.
Contro: I Tenenbaum non mi è piaciuto. Mea culpa.

Mi incuriosiscono si ma non so se li vedrò al cinema:
Los Abrazos Rotos di Pedro Almodovar: a me Almodovar non piace molto a dire il vero ma questo pare sia il film più distante da suo stile solito e dal trailer sembra avere una fotografia bellissima.
Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino: voglio solo il segmento in stile nouvelle vague. Il resto mi interessa poco come gli altri film di Tarantino.
Nemico pubblico di Michael Mann: Depp che fa qualcosa che non sia il personaggio asociale burtoniano, potrebbe essere interessante. C’è anche quell’attrice francese bellissima che ha vinto l’oscar per quel film bruttissimo.

Chissà quando saranno distribuiti:
Away We Go di Sam Mendes: Dopo un film bellissimo come Revolutionary Road, Sam Mendes tira fuori una commedia india dall’estetica juno-esca. Potrà mai tirare fuori qualcosa di meglio di Revolutionary Road?
Chéri di Stephen Frears: un nuovo melò dal regista e dallo sceneggiatore de Le relazioni pericolose, a rendere più invitante il tutto la fotografia di Darius Khondji e la colonna sonora di Alexandre Desplat
Agora di Alejandro Amenabar: Secondo tentativo in lingua inglese, dopo il fortunato The Others, per lo spagnolo Amenabar. Da quanto ho letto in giro sembrerebbe un film femminista e contro i fanatismo cattolici, il tutto ambientato nell’alessandria d’egito all’epoca della filosofa Hypatia. Nemmeno questo è piaciuto un gran che a Cannes.
Moon di Duncan Jones: un film di fantascienza che mi ispira. Miracolo! E pare sia pure figo!
Micmacs à tire-larigot di Jean-Pierre Jeunet: il regista di Amelie torna alle origini con una commedia grottesca. Lo voglio subitooooooo. Visti i precedenti è probabile che punterà agli oscar, quindi più probabile un uscita a febbraio.
Carlston za Ognjenku di Uros Stojanovic: Kolossal serbo, fantasy-horror ambientato negli anni trenta. Dal trailer sembra un incrocio tra Il patto dei lupi, The Villane e Thelma e Louise. <3
Yattaman di Takashi Miike: non credo ci sia bisogno di commenti.
Rusalka di Anna Melikyan: film russo del 2007 candidato russo per gli Oscar nel 2008 e presentato al Sundance Film Festival. Paragonato da molti ad Amelie e a Il quinto elemento. Il trailer è molto bello e il precedente film della regista era visionario sulla buona strada.

filmini
30 Dicembre 2008

film

Diciamo che potrei continuare per ore a spostare le posizioni nella classifica, a parte i primi 5 che sono abbastanza certi, per cui teniamocela così giusto per fare un idea delle visioni dell’anno.

1. Il Divo di Paolo Sorrentino
2. Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street di Tim Burton
3. Control di Anton Corbijn
4. Lars e una ragazza tutta sua di Craig Gillespie
5. Speed Racer di Andy Wachowski e Larry Wachowski
6. Persepolis di Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi
7. Il petroliere di Paul Thomas Anderson
8. Gomorra di Matteo Garrone
9. La banda Baader Meinhof di Uli Edel
10. Racconto di Natale di Arnaud Desplechin

11. La classe - Entre les murs di Laurent Cantet
12. Un bacio romantico - My Blueberry Nights di Wong Kar-Wai
13. Non pensarci di Gianni Zanasi
14. Il treno per il Darjeeling di Wes Anderson
15. Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel
16. Once di John Carney
17. Hellboy - The Golden Army di Guillermo del Toro
18. WALL·E di Andrew Stanton
19. Be Kind Rewind - Gli acchiappafilm di Michel Gondry
20. Eldorado Road di Bouli Lanners

21. Caos calmo di Antonello Grimaldi
22. Gone Baby Gone di Ben Affleck
23. Il seme della discordia di Pappi Corsicato
24. La felicità porta fortuna - Happy Go-Lucky di Mike Leigh
25. Denti di Mitchell Lichtenstein
26. Cover-boy - l’ultima rivoluzione di Carmine Amoroso
27. Mars - Dove nascono i sogni di Anna Melikyan
28. The Orphanage di Juan Antonio Bayona
29. Juno di Jason Reitman
30. Sanguepazzo di Marco Tullio Giordana

La fine
5 Dicembre 2008

Così si conclude la sfiancante partecipazione al festival.
Settimo giorno:
Fu il turno di Wendy and Lucy di Kelly Reichardt, Wendy e una giovane che parte con il suo cane, Lucy, per cercare lavoro in Alaska. Le cose non andranno nel verso giusto, la macchina su cui viaggiavano si guasta e la cagna sparisce. Wendy si trova sola in un posto sconosciuto senza nessuno che la possa aiutare e senza soldi. Il film ci racconta la solitudine e lo smarrimento di chi ha perso tutto nello stile tipico dei film indipendenti. Oltre alla brava Michelle Wiliams il film complessivamente lascia un gusto di incompiutezza ma resta comunque un film godibile.
Ottavo giorno:
Ero molto incuriosito da Hunger di Steve McQueen e il film non mi ha deluso. Sono pochi i film che riescono a farti così male mentre li vedi, tutta la violenza e la durezza delle immagini ti viene lanciata addosso senza mai sembrare esibizionistica.
Come nel caso de Lo scafandro e la farfalla, anche se in modo totalmente diverso, il background di video artista del regista si fa sentire, soprattutto nella sequenza degli uccelli e nel finale.
Dopo l’inglese toccò a La classe operaia va in Paradiso di Elio Petri in versione restaurata di cui non credo ci sia bisogno di scrivere altro Petri <3.
nono giorno:
Con la gentile partecipazione di Lift e probabilmente preso da un attacco di masochismo mi sono svegliato alle sette e mezza di mattina per andare a vedere The Edge of Love di John Maybury.
Dopo aver affrontato intemperie, autobus che non arrivano e quant’altro si giunge finalmente in sala a vedere il film. Con la solita Keira Knightley, che ormai non credo sappia più vestirsi come una donna degli anni 2000, ad interpretare la solita fanciulla innamorata. Diciamo pure che la colonna sonora di Badalamenti è ottima, la fotografia è grandiosa e costumi e scenografie impeccabili. Ma per il resto oltre all’ottima confezione il film non è nulla di così strabiliante, anzi a volte zoppica un po’ e il continuo uso di primi piani da un fastidioso effetto di telenovela. Ciò non toglie che sia comunque un film esteticamente appagante ma non aspettatevi di più.
Lasciami entrareFinalmente poi si arriva al film che probabilmente attendevo di più di tutto il festival, Lasciami entrare di Tomas Alfredson. Ora c’è da dire che parlare di un film così sconvolgentemente bello non è facile e ho volutamente fatto passare un po’ di giorni dalla visione per metabolizzare meglio il tutto ma lo stesso mi è difficile commentare in modo più argomentativi che dire “grandioso”. Partiamo dai lati negativi che son pochi; proprio non mi è andato giù il clichè classico che piace tanto a gli americani del figlio problematico per via dei genitori divorziati, che è probabilmente il punto su cui costruiranno tutto il remake americano, e non ho ben capito chi fosse l’omino random che va a casa del padre a metà film, magari un filino di spiegazione non sarebbe stato male. La colonna sonora l’ho trovata decisamente troppo canonica per il genere horror e anche l’uso delle musiche non originali è piuttosto classico e poco memorabile.
Ecco detto ciò, i difetti sono finiti e potrei cominciare a tessere le lodi del film. Film che è in grado di far scaturire nello spettatore le emozioni più contrastanti tra loro, si passa infatti dalla dolcezza e innocenza della storia d’amore alle più crude espressioni di violenza rigorosamente e minuziosamente mostrate dal regista. Arrivano sequenze memorabili e visivamente potenti come l’omicidio nel bagno, la neo-vampira attaccata dai gatti, lo spettacolare modo in cui muoiono i vampiri e soprattutto il primo dolce e al contempo cupissimo primo finale che poi apre la strada al secondo più ambiguo ma speranzoso.
Ultimo giorno:
Prince of Broadway di Sean Baker ossia il vincitore del premio della giuria. Una commedia indipendente su una paternità inaspettata. Simpatico e divertente un po’ sopravvalutato. Poco riuscito il parallelismo tra i due protagonisti e poco approfonditi i personaggi protagonista a parte.

Più mezz’ora di coda con il cantante dei Baustelle per vedere un film coreano + conoscere gente sul 101
27 Novembre 2008

Pensavate avessi gettato la spugna? Beh, quasi.
Terzo giorno:
Dopo circa 3 quarti d’ora in coda (con tanto di cantante dei Baustelle qualche decina di persone dietro di me) è stato il turno di Dream. È stato il mio primo film Kim Ki-duk. Per onor di cronaca diciamo che quando i film di quest’uomo escono in sala li vanno a vedere si e no 100 persone in tutta Italia mentre quando escono nei festival riescono a riempire una sala da 600 posti con molta facilità. Ad essere sincero non so se mi sia piaciuto o meno. La messa in scena è molto curata, bella fotografia e la storia è inquietantemente interessante ma spesso e volentieri per tutta la pellicola ci si trovava di fronte a momenti di comicità involontaria soprattutto legati ai dialoghi che fanno calare la qualità del tutto.
Quarto giorno:
Faceva troppo freddo e sono rimasto a casa. Tra l’altro quei simpaticoni dell’ENI si sono divertiti a togliere il gas a casa mia così ho passato allegramente la giornata a morire di freddo <3.
Quinto giorno:
The Escapist debutto al grande schermo per il francese Rupert Wyatt. Buon Prison Thriller pieno di numerosi richiami stilistici a Requiem for a Dream di Darren Aronofsky (basta pensare alla sequenza della preparazione della droga o all’epilogo finale). Buon ritmo e soprattutto buon lavoro con gli attori. Purtroppo però la sceneggiatura di tanto in tanto se ne va a puttane (chi mai si farebbe piantare un diamante di tali dimensioni su un dente e soprattutto non farebbe storie a vederselo portare via oppure per quanto possano esistere secondini stronzi dubito che lo sarebbero al punto di lasciare i detenuti liberi di organizzare combattimenti alla Fight Club) ma nonostante tutto resta un godibile film d’azione decisamente adrenalinico.
Dopo il film inglese è stato il turno del cileno Tony Manero controverso film di Pablo Larrain. Il film è il candidato ufficiale per il Cile per l’Oscar al miglior film in lingua straniera, e racconta le vicende di un sosia di Tony Manero che è disposto a tutto per poter arrivare ad una tanto attesa gara di sosia del personaggio del celebre film La febbre del sabato sera e non si farà scrupoli neanche ad uccidere per raggiungere il suo obiettivo. Il film oltre alla lieve sottotrama thriller e più che altro una descrizione cruda del Cile durante la dittatura attraverso il disgustoso e grottesco protagonista.
Sesto giorno:
Die Welle
Finalmente si è arrivati al miglior film del festival, il tedesco Die Welle del giovane e bello Dennis Gansel. Il film costato circa 5 milioni di euro in patria è stato un campione d’incassi e ottimi risultati li ha ottenuti anche in giro per l’Europa. Per un corso scolastico un professore deve spiegare l’autocrazia ai suoi alunni, dopo che alcuni di essi hanno espresso i loro dubbi su un possibile ritorno del nazismo in Germania cominciano un gioco/esperimento che finirà per degenerare. Il film mantiene dall’inizio alla fine un ottimo ritmo, con un montaggio serrato ma mai videoclipparo, e fa un buon uso delle musiche, il tutto si delinea con atmosfere e situazioni alla Skins per poi degenerare lentamente in corde simili a quelle dell’Elephant di Gus Van Sant. Pieno di punti di riflessione riesce ad essere al contempo un film di intrattenimento e anche un bel pugno nello stomaco.
Fa un po’ venire il nervoso vedere come quest’ottimo film riesce a descrivere bene una fascia di giovani e lo faccia in un bel film e che tutto sto ben di dio di roba incassi pure un botto mentre noi ci dobbiamo accontentare di Un gioco da ragazze o di Albakiara. No, non è giusto.

Wanna be a Cineblogger
23 Novembre 2008

Come tutti ben sappiamo venerdì è cominciato il Torino Film festival. Quest’anno ho deciso di partecipare a tutto il festival corsi permettendo e avrei intenzione di provare a commentare qui le mie visioni come fanno i cineblogger trendy. Dubito di riuscirci vista la mia abnorme pigrizia ma tentar non nuoce.
Primo giorno:
Le feu, le sang, les étoiles di Caroline Deruas Garrel. Cortometraggio diretto dalla compagna di Philippe Garrel, che racconta delle reazioni avute in Francia dopo la vittoria di Sarkozy. Sinceramente l’ho trovato un po’ troppo intellettualmente e politicamente esagerato in alcuni punti (tipo la sparatoria, forse un po’ eccessiva) molto meglio le scene con la figlia. Complessivamente dava quasi l’idea che i francesi fossero contenti della vittoria di Sarkozy perché almeno così avevano qualcosa di cui lamentarsi e contro cui lottare.
Un altro film che non vedrete mai Armando e la politica di Chiara Malta coproduzione italo-francese che racconta in stile mockumentary di una donna che cerca di ricostruire la storia della vita politica del padre. Molto molto ispirato allo stile di Moretti e di Allen. Molto belle le sequenze in animazione.
Secondo giorno:
Filth and Wisdom
Il mio intento era di cominciare con W. di Oliver Stone ma il dio del cinema non ha voluto per cui nonostante sia arrivato al cinema tre quarti d’ora prima dell’inizio del film la sala era già ampiamente al completo da 40 minuti *_*” e la donnina dei biglietti mi disse “fanno uno spettacolo extra sta sera ma se vuoi entrare cerca di essere già qui due ore prima dell’inizio” °_°. Per cui carissimo W. ci rivedremo in altra sede.
In compenso per occupare due ore ho visto un altro mockumentary La grande truffa del Rock ‘n’ Roll di Julien Temple del 1979. Ora ad essere sinceri io i Sex Pistols non li conosco se non di fama e probabilmente per questo non ho apprezzato a pieno il film, in compenso però ho scoperto che mi piace Lonely Boy sempre dei sopraccitati che è già qualcosa.
Dopo i Pistols è stato il turno di Helen film anglo-irlandese in concorso scritto e diretto da Joe Lawlor e Christine Molloy. Il film potrebbe tranquillamente essere il cugino anglosassone della nostra La ragazza del lago. La pellicola racconta della scomparsa di una ragazza, Joy, e di Helen che mentre aiuta la polizia a ricostruire gli ultimi momenti prima della sparizione di Joy lentamente comincia a sostituire fisicamente e affettivamente la presenza della ragazza scomparsa nella vita dei genitori e del ragazzo che frequentava. Il film ha molto in comune con quello ci casa nostra oltre che sul lato di messa in scena, fotografia fredda che tende al verde e al blu, colonna sonora ambient e movimenti di macchina lentissimi, anche sul piano dello sviluppo narrativo.
A concludere la giornata Filth and Wisdom esordio alla regia di Madonna. Ora ad essere sinceri mi aspettavo tutto il male possibile da questo film che invece non ho trovato poi così pessimo, tutto sommato fa respirare una certa apprezzabile aria bohemien e le musiche dei Gogol Bordello sono un valore aggiunto. Gran parte del film riesce indubbiamente a far ridere ma non ho gradito più di tanto tutta la filosofia spicciola di fondo e i vari risvolti psicologici dei personaggi. Un film sicuramente non del tutto compiuto ma comunque abbastanza godibile, diciamo che se Madonna smettesse di fare la “cantante” per dedicarsi unicamente alla regia il mondo sarebbe un posto migliore.

Post-apocalyptic summer
18 Agosto 2008

C’è da dire che l’estate è inquietante, sembra di vivere in quei film post-apocalittici. Non c’è un cane, ne on-line ne nella vita reale, potrei tranquillamente camminare per ore in mezzo alla strada senza rischiare che una macchina mi investa.
Nel mentre il mondo è in coma io mi sono dedicato ad attività culturali tipo non ho letto neanche un terzo dei libri che mi ero prefissato di leggere e quei pochi che ho letto non mi han fatto saltare di gioia. In particolare mega delusione per Watchmen, poteva essere un interessante noir con al posto dei detective privati e delle femme fatale un gruppo di ex-eroi mascherati invece si rivela forse l’opera più studiata e pretenziosa del mondo con un finale che, almeno secondo me, provoca una certa comicità involontaria.
Lettura ancora in corso Altri libertini di Tonelli, tutta colpa de Le luci della centrale elettrica (che nei suoi testi cita continuamente frasi del libro). Il libro partiva interessante ma alla fine tutti i racconti finiscono per risultare identici, sempre il protagonista gay passivo che si ubriaca, si droga, fa sesso con uomini, donne, animali e piante, bestemmia a iosa e viaggia verso il nord Europa. E finche è un racconto va bene, quando sono due può passare ma quando son tutti così comincia a scassare.
Ho cominciato a seguire Doctor Who, la cosa mi fa sentire molto nerd e al contempo, insieme a Skins, mi fa rendere conto di aver sottovalutato la produzione telefilmica anglosassone.
Ascolto abbastanza ossessivamente I’m Not Gonna Teach Your Boyfriend How To Dance With You dei Black Kids (o la cover puccissima di Kate Nash), una sorta di The Cure in miniatura. Singolo stupendo, mentre il resto dell’album non ne è all’altezza.
Il mio intento di vedermi tutta la filmografia di François Truffaut durante l’estate è miseramente fallito, mi manca infatti circa metà dei suoi film tra cui l’ultimo capitolo della saga di Antoine Doinel. Avevo sottovalutato l’irreperibilità delle sue opere.
Mi ero anche ripromesso di guardare so quanti film di Rosi visto che lo dovrò studiare prossimamente ma dopo mezzora di Salvatore Giuliano ho rinunciato in lacrime; sembrava un crossover tra La battaglia di Algeri di Pontecorvo e La terra trema di Visconti.
Rimpiango i miei predecessori che hanno avuto la fortuna di studiare Moretti, Argento e Soldini.
Concludo con una top 6 dei miei “tormentoni estivi”;
-Koda Kumi - That Ain’t Cool feat. Fergie
-Black Kids - I’m Not Gonna Teach Your Boyfriend How To Dance With You
-Katy Perry - I Kissed a Girl
-Il Genio - Pop Porno
-Ex-Otago - The Rhythm of the Night
-Tre Allegri Ragazzi Morti - Around the World

Il Divo
29 Maggio 2008

seconda e terza classifica
31 Dicembre 2007

Due insieme perchè sono ritardatario. Migliori album del 2007:

album

1. L’Aura – Demian
2. Patrick Wolf – The Magic Position
3. Klaxons – Myths Of The Near Future
4. Subsonica - L’eclisse
5. Björk – Volta
Ma anche: Justice – Cross, Interpol - Our Love To Admire, Verdena - Requiem, Apocalyptica - Worlds Collide, Siouxsie - MantaRay, Finley - Adrenalina, Vanilla Sky - Changes, Melody Fall - Consider Us Gone, Nine Inch Nails - Year Zero, Mark Ronson - Version, Paprika Original Soundtrack, Sigur Ros - Hvarf/Heim e Across The Universe Original Soundtrack.
Migliori film del 2007 (senza contare che me ne sono persi decine):

film

1. L’arte del sogno
2. Paprika - Sognando un sogno
3. Ratatouille
4. Across the Universe
5. La ragazza del lago
Ma anche: Harry Potter e l’Ordine della Fenice, Tideland e My Blueberry Nights

Prima classifica inutile
29 Dicembre 2007

Le migliori locandine del 2007:

Across the Universe 4 luni, 3 saptamani si 2 zile

Grindhouse Waitress

La ragazza del lago L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

Dario Giallo o Dario Argento? Boh
21 Novembre 2007

Leggo su Castlerock: “Il suo ultimo film, La terza madre, è ancora nelle sale italiane ma già girano news sul prossimo progetto cinematografico di Dario Argento. Si tratta di voci non ufficializzate, ma sembra che il regista di Profondo Rosso sia intenzionato a realizzare un omaggio al giallo all’italiana, il genere che lo ha reso celebre nei primi anni ‘70 grazie a pellicole come L’uccello dalle piume di cristallo e Il gatto a nove code. In realtà il regista aveva già fatto un ritorno al genere con Il cartaio, che però sembra ispirato più ai thriller degli ultimi anni, che al glorioso giallo all’italiana di trent’anni fa. Il titolo provvisorio del nuovo progetto, la cui sceneggiatura è stata affidata a Sean Keller e Jim Agnew dovrebbe essere proprio Giallo, ma per il momento non sono stati rivelati ulteriori dettagli che vi saranno comunicati appena possibile.”.

Mi domando “quanto si potrà ancora rincoglionire quest’uomo in vita sua?” Dopo aver sfornato il suo personalissimo remake di scary movie, chiamato “la terza mamma”, brutalmente demolito da pubblico e critica nonché flop ai botteghini, sempre le notizie siano attendibili, vorrebbe realizzare “un omaggio al giallo all’italiana”.
Ok, per fare un omaggio al giallo all’italiana va a prendere niente popò di meno che due sceneggiatori americani di film che definire b-movie sarebbe un eufemismo. Come se io volessi fare un omaggio alla commedia all’italiana e chiedessi a due sceneggiatori inglesi dal marcato senso dell’umorismo britannico di scrivermi la sceneggiatura.

Chissà quando quest’uomo si renderà conto di esser diventato ridicolo e deciderà una volta per tutte di smettere di sfornare parodie involontarie dei suoi stessi film. O più che altro quanti flop servono alla Medusa per capire che ormai Dario Argento non è più sinonimo di soldi facili?

L'Orrore
I timidi notano tutto, ma sono molto bravi a non farsene accorgere.
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